A quelli che in passato ci sono riusciti, a coloro che ci riescono ora, a quelli che ci riusciranno domani

Si possono guardare cose senza vederle?
Si può mettere il vento dentro un barattolo?
Si può scalare una montagna senza toccare la roccia?
Si possono cantare canzoni in silenzio?
Si può stringere qualcuno senza avere le braccia?
Si può attraversare la notte accecati dal sole?
Si può portare la luna a spasso, legata a un filo?
Si può guardare uno specchio senza avere paura?
Sì, si può. Continua a leggere

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Scrutini e altri imbarazzi

La storia è vera. Il ragazzo rischia di essere rimandato perché per tutto l’anno non ha fatto niente, nonostante i professori gli riconoscano una intelligenza viva e brillante, di quelle che basterebbe poco per mettere a frutto. A due giorni dagli scrutini i genitori presentano alla scuola un certificato. Il documento, prodotto da uno studio privato, segnala alcune non meglio precisate difficoltà di concentrazione che sarebbero la causa dello scarso rendimento. Continua a leggere

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Onestà in classe

Correggo a G il compito del giorno. Il problema non era per niente facile. Bisognava calcolare l’area di una figura composta da più parti, con tanto di buchi. Il buco è un’area che non c’è, ma, per toglierla, devi comunque misurarla. G ha fatto un compito da Superquark. Superquark è il timbro che metto quando il lavoro è un capolavoro. Poi leggo quanto G ha scritto alla fine del problema. Continua a leggere

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La scuola e il branco

Si sente spesso parlare di branco. Si lega questa immagine a fatti di cronaca e poi si descrive il degrado, la noia, la violenza che segnano alcune giovani vite. La metafora del branco sta a indicare la perdita di una coscienza individuale, della consapevolezza di sé, di un essere io. Il tutto sostituito dal nascondiglio del noi e dall’idea che il gruppo possa dare senso ai vuoti, minimizzare le colpe, trovare risposte. Continua a leggere

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I bambini vincono una sfida

Generalmente a un maestro non è dato di poter vedere i frutti del proprio lavoro. La sua attività costruisce nel futuro. Ma può succedere che i bambini ti facciano la sorpresa di un regalo che non aspetti. È successo oggi. Fuori scuola. Se andiamo lì è perché in quello spazio valgono le nostre regole e non quelle del Gran Consiglio. Ci si può arrampicare, rotolare, calpestare la terra e giocare sul prato. Continua a leggere

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Brutte parole nella scuola

Le parole sono importanti. La scelta di un vocabolo al posto di un altro spesso risponde al bisogno di sottolineare un orientamento, manifestare un intento, sottintendere un insieme di valori. Può indicare perfino una buona dose di imbarazzo o l’ipocrisia di un intero sistema (basta pensare al diversamente abile o all’operatore ecologico). Così espressioni che consideriamo equivalenti succede che non lo siano affatto. Una parola racconta più di quello che semplicemente descrive. Continua a leggere

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Alla maestra che non conosco

Qualche giorno fa ho sentito la storia di una maestra che mette 2 sul quaderno dei bambini, quando questi sbagliano un compito. E che poi fa un sacco di altre cose assolutamente lontane da qualsiasi principio pedagogico, con l’unico risultato di cancellare dalla testa di ogni bambino l’idea che la scuola possa essere un posto piacevole. Che sia possibile andarci volentieri ogni giorno. Continua a leggere

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Calendario degli eroi: 26 aprile – Juan José Gerardi Conedera

Città del Guatemala, 26 Aprile 1998. Juan José Gerardi Conedera viene ucciso così brutalmente che soltanto l’anello pastorale ne permetterà l’identificazione. Appena due giorni prima aveva presentato il rapporto Guatemala, nunca mas, nel quale si indicavano l’esercito e il governo del paese come responsabili di crimini contro l’umanità. I numeri raccontano di 150mila guatemaltechi uccisi, 50mila desaparecidos e 1 milione di esiliati e rifugiati. Continua a leggere

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Piccola storia con morale sciagurata

Nel corridoio del primo piano, quasi davanti alla mia classe, c’è uno di quei frigoriferi che dispensano bibite e merendine di tutti i tipi. Il fatto che in una scuola elementare possa starsene lì in bella mostra è un’opportunità tutta da dimostrare. Personalmente lo ritengo aberrante, ma non è di questo che vorrei parlare. Vorrei raccontare invece che ieri il frigorifero si è rotto. Per un guaio elettrico è andato in blocco. Continua a leggere

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Educare alla libertà

C’è un equivoco che cammina tra i banchi delle nostre scuole. L’idea che educare alla libertà significhi insegnare la disubbidienza. Non sono pochi a crederlo. Ma non è così. Si tratta di un errore che molti perpetuano rimanendo attaccati a brandelli di vecchie superstizioni. Uno sbaglio che spesso si commette per disattenzione, talvolta per pigrizia, quasi sempre per paura. Che la scuola educhi alla libertà è allora tante volte un miraggio. Continua a leggere

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