Il prima e il dopo. Ovvero: siamo tutti bravi a cercare lontano le responsabilità quando qualcosa non va. Ma se le condizioni peggiorano è solo colpa nostra

bamboleCamminavo per una strada del centro e mi sono trovato a passare casualmente davanti a questa vetrina. Erano giochi, ora sono soltanto bambole rotte. Prendo al volo la metafora. Perchè anche nella scuola, come in ogni altro naufragio, c’è un prima e un dopo.

 Prima.
Quando dieci anni fa sono entrato nell’Istituto dove insegno ancora, c’era un telefono pubblico in ognuno dei quattro piani dell’edificio. Serviva per chiamare i genitori se un bambino veniva colto dalla febbre. Era una cosa intelligente. Il maestro chiamava casa senza dover abbandonare la classe.
Dopo.
Quello che è successo è che il telefono veniva usato per tutte altre ragioni. Questioni assolutamente private. Non di rado coinvolgevano interlocutori perduti nei luoghi più remoti del pianeta.
I telefoni, per gli evidenti aggravi di spesa che comportavano, sono stati tolti. Adesso un maestro per chiamare i genitori di un bambino deve fare l’uomo ragno.

Prima.
Quando sono entrato in questa scuola c’era una macchina per le fotocopie a disposizione dei docenti. Funzionava liberamente. Era una cosa buona e giusta.
Dopo.
Quello che succedeva è che i docenti se ne servivano per questioni assai lontane dalla loro didattica. Magari fotocopiavano interi libri universitari per i figli, per gli amici dei figli, e per gli amici degli amici.
Adesso la fotocopiatrice è sotto chiave. Se ti serve devi fare una domanda, avere la fortuna di trovare la bidella che ha la chiave, portarti la carta da casa e  stare attento a non superare il numero di copie consentite a ogni classe.

Prima.
Una volta all’uscita di scuola i genitori entravano nel cortile e raggiungevano il punto in cui si radunava la classe dei loro figli. Ogni classe aveva la sua zona e tutto filava come un meccanismo perfettamente funzionante.
Dopo.
Succedeva che molti genitori rimanessero a chiacchierare nel cortile e dopo 8 ore di lavoro i bidelli si trovassero a chiudere i cancelli anche un’ora dopo l’ultima campanella, ritardando incolpevolmente il loro ritorno a casa.
Il cortile ora è stato interdetto ai genitori. Tutte le classi adesso escono sulla strada passando da un’unica forca caudina in un delirio apocalittico. Migliaia di persone sono concentrate nello spazio di qualche zaino. Una nonna claudicante non può nenache avvicinarsi. In compenso generazioni di baby sitter pratiche di arti marziali e prestanti fisicamente si sono naturalmente selezionate nel tempo e si fanno largo nella calca.

Se è vero che il sonno della ragione genera mostri, un cosa è certa: l’egoismo e il disinteresse per il bene comune non vanno mai a dormire.

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Informazioni su RP McMurphy

Chito e RP McMurphy vivono a Roma, ma qualcuno giura di averli visti più volte dalle parti di Maracaibo. Hanno un amore dichiarato verso tutti i sud del mondo e un’istintiva simpatia per chi vive ai margini.
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