I bambini e il disegno. Una riflessione in tre parti – Parte prima

foto-di-sowmyaOgni qual volta una maestra (prendiamo come esempio una maestra supplente che non vede l’ora di tornare a casa) entra in classe e dice bambini fate un disegno, con l’aria di chi, come in un armistizio, farà questa concessione solo in cambio del pacchetto completo ordine-calma-nientechiasso, commette un piccolo crimine.

La maestra magari penserà di aver trovato il giusto espediente per passare indenne il tempo che le resta prima di una salvifica campanella, ma la verità è un’altra. Quella maestra, magari non lo sa, ma si è resa complice di un delitto grave: la rimozione dell’infanzia. Diciamo che ha dato una mano. D’accordo, l’infanzia si consuma presto, sparisce grazie ai colpi di numerosi altri picconatori, ma trovare dei corresponsabili in una scuola elementare chi se lo aspetterebbe. Eppure è così.

Se la maestra dice bambini fate un disegno senza aggiungere altro, come se bastasse, senza alcuna partecipazione, come se il solo mettersi a disegnare possa essere un’attività che ha significato, commette un errore madornale. I bambini hanno matite e pennarelli nei loro astucci. È vero. Ma nessuno, per il solo fatto di sapere che possiedi una macchina, ti direbbe accendi il motore e parti. Bisogna sapere prima dove andare (attenzione che questa cosa di paragonare la pratica del disegno all’esercizio della guida tornerà più avanti).

Il fatto è che solitamente un adulto considera il disegno un passatempo, un gioco. Potrebbe dire giochiamo a nascondino, a color color, a indovina l’animale, e invece dice facciamo un disegno. Conviene. È più pratico. I bambini si mettono buoni, senza confusione, senza coinvolgerti troppo. 

In questo modo però l’adulto pratica l’esercizio di una banalizzazione e finisce per condizionare il bambino facendo passare il messaggio che il disegno è essenzialmente un’attività ricreativa. Il guaio è che il bambino generalmente si fida. Così è fregato. Quello che mi capita è vedere generalmente bambini che a sette anni, per il disegno, hanno già perso entusiasmo. Difficile che da soli trovino la fiducia necessaria per ritornare indietro.

Il disegno non nasce mai come gioco. Può essere divertente. Ma non è un gioco. Il bambino che ancora non sa scrivere, che ancora non ha l’aiuto della razionalità ed è indifeso e nudo davanti alle proprie emozioni, trova nel disegno un’attività totalizzante nella quale mette tutto se stesso, per raccontarsi, per sfogarsi, per rappresentare il suo mondo, per esprimere esigenze, desideri, paure. I bambini non ve lo diranno mai, i disegni sì urla da più parti la pedagogia.

Al bambino viene naturale. L’espressione delle proprie emozioni trova nel colore e nel disegno, ovviamente molto prima che nella poesia o nella musica, un veicolo ideale. A lavorare è soprattutto l’emisfero destro del cervello. La parte che da adulti sottoponiamo alla severa tirannia dell’emisfero sinistro. La scuola (e la scuola elementare per prima) ha le sue responsabilità se in breve tempo arte e immagine (come viene chiamata la materia nei programmi ministeriali) diviene asfittico esercizio di abilità e mera riproduzione dal vero. Il bambino viene fatto crescere per forza. Il disegno si trasforma in qualcosa che non dovrebbe mai essere. Allora succede. Qualsiasi bambino di tre anni risponde con entusiasmo alla richiesta di disegnare un cercoletto zircolato con manie di grandezza in abito da cerimonia, mentre molti bambini, già a sette anni, quando gli chiedi di disegnare un melograno sopra un comodino, ti dicono tristi e impigriti non lo so fare.

p.s.
La foto di copertina è di Sowmya, fotografa di Bangalore (India), che mi ha concesso la possibilità di pubblicarla.

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Informazioni su RP McMurphy

Chito e RP McMurphy vivono a Roma, ma qualcuno giura di averli visti più volte dalle parti di Maracaibo. Hanno un amore dichiarato verso tutti i sud del mondo e un’istintiva simpatia per chi vive ai margini.
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2 risposte a I bambini e il disegno. Una riflessione in tre parti – Parte prima

  1. nonnalaura ha detto:

    Se gli educatori, insegnanti, genitori, nonni, baby sitter, capissero che per i bambini il disegno è la principale espressione del loro inconscio almeno fino a quando non avranno sufficiente dimestichezza e scioltezza con la scrittura, forse stimolerebbero diversamente questa attività. Forse, come dice giustamente maestro Flavio, indirizzerebbero l’attività verso qualcosa che possa emozionare il bambino, forse li lascerebbero liberi di fare cieli rossi o prati blu, di uscire dalle terribili cornicette, di stravolgere misure e proporzioni. La creatività di un bambino nasce dai disegni, ed è la base della sua libertà futura. Se poi gli adulti imparassero a leggerli, aiutati da un grafologo, potrebbero ricavarne informazioni importanti sul loro benessere/malessere, affettività, ansia, tendenze.
    Nonna Laura, grafologa delusa

    • RP McMurphy ha detto:

      benvenuta a bordo nonnalaura. Hai centrato il bersaglio, i bambini dovrebbero emozionarsi, non svolgere compitini. Dovrebbero potersi staccare una caccola dal naso e appiccicarla sul foglio in pieno furore creativo, non preoccuparsi se una mano ha 4 dita, un braccio è più lungo, una linea è storta….

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