Occupiamo la scuola. Una scemenza assoluta

idioziaLa vera sostanza delle cose ci sfugge. Viviamo in un’epoca di surrogati. La superstizione ha preso il posto alla religiosità, i quiz alla conoscenza, il vandalismo all’indignazione, il menefreghismo al rifiuto degli estremismi, l’intervento interessato alla semplice partecipazione, l’elemosina alla solidarietà, il vuoto al silenzio. Siamo ormai una versione sbiadita di quello che dovremmo essere. La scuola non fa eccezione.

I ragazzi nei nostri licei alzano la voce. Occupano le scuole. È un rito che si ripete ogni anno. Per cosa protestano? Neanche loro lo sanno. Quello che vogliono è la loro porzione di rivolta studentesca. Quattro giorni di rivoluzione e poi tutti di nuovo seduti sui banchi alle prese con compiti e interrogazioni.

Perché avete occupato la scuola? ho chiesto a un idiota con tanto di kefia e giaccone militare dietro i lucchetti che serrano il cancello dell’istituto e impediscono l’ingresso. Per i tagli alla scuola pubblica mi ha risposto quello con l’aria da subcomandante Marcos. Allora perché devastate la scuola, distruggete l’aula informatica, vuotate gli estintori in presidenza, date fuoco ai registri, e causate ogni anno milioni di euro di danni? Non sa darmi una risposta. Rimane senza parole, perché le parole evidentemente sono uno strumento troppo complesso per un rivoluzionario. Lo lascio lì, ottuso e intabarrato, a sistemarsi la kefia e a fare la guardia al cancello.

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Una risposta a Occupiamo la scuola. Una scemenza assoluta

  1. Sono un insegnante di scuola primaria e sia come insegnante sia come genitore di quattro figli sono da sempre impegnato nei movimenti che in questi ultimi decenni hanno cercato di contrastare le politiche di tagli alla pubblica istruzione.
    I mezzi non sono indifferenti rispetto ai fini che si vogliono raggiungere: in questo caso specifico l’occupazione della scuola appare come una prevaricazione organizzata da un gruppo minoritario tanto arrogante quanto povero culturalmente che getta purtroppo discredito sulle idee che pretende di rappresentare.
    L’occupazione, in questo specifico caso, non ha nessuna giustificazione politica se non il desiderio di trasformare la scuola in un luogo “ricreativo”… è inaccettabile che, contro le decisioni democratimente assunte dal Comitato Studentesco, dal Collegio dei Docenti e dal Consiglio d’Istituto, una minoranza si appropri di una struttura pubblica, interrompendo un servizio pubblico.
    In passato anche scuole primarie sono state “occupate” da genitori e insegnanti.
    In queste scuole però si continuava a svolgere regolarmente l’attività didattica mentre, al tempo stesso, si aprivano notte e giorno le porte degli istituti a riunioni, assemble e iniziative aperte a tutti i cittadini.
    L’arroganza non fa crescere politicamente nessuno: in passato già abbiamo visto molti arroganti passare, con lo stesso fanatismo, dall’ultra sinistra parolaia alle schiere di Berlusconi.
    La scuola non è solo degli studenti: la scuola è un bene comune e come tale deve essere rispettata da tutti.
    Mauro Carlo Zanella

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