I bambini e il disegno. Una riflessione in tre parti – Parte seconda

pagellaEcco cosa c’era scritto sulla mia pagella. Ero un bambino che non sapeva disegnare. Non solo. Non sarei mai stato capace di farlo, questo era il senso. La cattiveria di questo giudizio che, chissà perché, andava a cercare il pelo nell’uovo in un contesto scolastico più che lusinghiero, è oltretutto l’esempio classico dell’errore che può commettere un adulto quando guarda i disegni di un bambino.

Se poi quell’adulto è anche un maestro (una maestra nel mio caso) l’errore è anche più grave. Quasi sempre il bambino si convince che disegnare non è cosa per lui. E la abbandonerà. Smetterà di sentirla come un’attività attraente, e preferirà cercare altrove le sue soddisfazioni o il suo divertimento.

L’errore che solitamente si commette è quello di considerare la pratica del disegno alla stregua delle peculiarità o dei connotati che uno si porta da casa. Gli occhi azzurri, per esempio. O ce l’hai, oppure no. In realtà non esiste un bambino che non sappia disegnare. Esistono bambini particolarmente predisposti (come per ogni altra attività), ma tutti possono arrivare a risultati più che apprezzabili. Continuare a divertirsi e a provare soddisfazione. È successo a me.

Ero un bambino che non sapeva disegnare. Vabbé. Però questo non mi ha impedito di raggiungere premi come illustratore o cartoonist in concorsi internazionali o addirittura di essere pagato. E guarda un po’ che strano, quando succede il guadagno è perfino molto superiore allo stipendio che porto a casa come maestro elementare, che poi sarebbe, a detta di tutti, la mia prima professione.

Ogni bambino, per quel suo bisogno di esprimersi, ha inizialmente familiarità con l’arte colorata dei segni e ne trae compiacimento. Quello di cui ha bisogno è qualcuno che lo incoraggi, che non tarpi le sue ali e che sappia indicargli la via. Ecco. L’insegnamento, inteso come esercizio di nuove conoscenze, dovrebbe indicare l’attrattiva di nuove e sempre più ricche soluzioni senza mai essere imposizione, dogma  o perentoria sopraffazione. Le soluzioni vanno lasciate sul tavolo. Il bambino le prenderà da solo. L’adulto che strappa un disegno a un bambino dovrebbe essere sanzionato con una multa. E di sicuro molto più alta di quella che si prende se parcheggi sulle strisce blu o entri nella ztl senza permesso.

Torniamo allora al paragone tra il disegno e l’esercizio della guida. L’avevo promesso. Mettiamola così: non tutti possono diventare piloti di Formula Uno. Serve che il dna inspiegabilmente faccia una parabolica o una doppia chicane. Però tutti possono farsi un viaggio di quattrocento chilometri guidando la macchina attraverso la campagna toscana e godersi lo spettacolo.

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Informazioni su RP McMurphy

Chito e RP McMurphy vivono a Roma, ma qualcuno giura di averli visti più volte dalle parti di Maracaibo. Hanno un amore dichiarato verso tutti i sud del mondo e un’istintiva simpatia per chi vive ai margini.
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3 risposte a I bambini e il disegno. Una riflessione in tre parti – Parte seconda

  1. gianpaolo ha detto:

    Molto bello! Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi dell’insistenza, da parte di alcuni genitori e maestri, a far rientrare in un qualche schema prestabilito l’espressione artistica dei bimbi (tipo “devi colorare dentro i margin”). So che alcuni comportamenti fanno parte delle varie fasi evolutive… però magari, a forzarli, c’è il pericolo di castrare un futuro genio dell’arte!

  2. RP McMurphy ha detto:

    La fissazione di far colorare i bambini entro i contorni è la mania di chi capisce poco di pedagogia (direi di più: anche l’ostinazione di far colorare a tutti i costi). A furia di disegnare il bambino acquisirà da solo questa capacità, ma dovrà utilizzarla per libera scelta e non per ubbidire a qualcuno. Il bambino che esce fuori dai bordi potrebbe decidere di farlo per esprimere un’idea primitiva di movimento. Personalmente, per dirla tutta, non amo neanche i bordi e non incoraggio mai i bambini all’uso della classica matita di grafite. L’imposizione a usare quella matita ha insita la circostanza dell’errore da cancellare. Non mi piace. Preferisco che il bambino lavori sull’immagine modificandola senza cancellarla e impari come da un errore possano scaturire nuove soluzioni creative. Trovo in generale che i disegni realizzati dai bambini direttamente con le matite colorate abbiano una forza espressiva di gran lunga maggiore di quelli che procedono attraverso le forche caudine di una matita che indichi i bordi (innaturali) delle figure.
    Un’altra fissazione degli adulti è rispettare le leggi della prospettiva. Una volta ho visto una maestra accartocciare il foglio perché un bambino aveva disegnato una figura lontana più grande della figura che stava in primo piano. Ma per quel bambino la figura lontana (la mamma) era di sicuro quella più importante. Quel disegno esprimeva benissimo le sue emozioni e utilizzava il gioco delle dimensioni per raccontarle.

    • gianpaolo ha detto:

      Grazie. Io ho avuto la fortuna di incontrare, alle scuole medie, un professore di arte molto bravo nel disegno. Ricordo solo una cosa – che tuttora metto in pratica – di tutti i suoi insegnamenti (a quell’età non c’è verso di prendere sul serio qualcosa), una volta mentre disegnavo con matita e gomma in mano, si avvicinò e mi disse “Lascia perdere la gomma, se sbagli o non ti piace quello che fai, non cancellarlo, fallo di nuovo”. A pensarci bene mi sa che è una delle quattro cose che ricordo delle medie… E mi sa che non riguarda solo il disegno…

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