Maschile plurale. Sul ballatoio col maestro C

Abbott_and_Costello_1950L’appuntamento col maestro C è sempre sul ballatoio delle scale anti-incendio. Il mercoledì pomeriggio, in una scuola vuota, prima delle ore di programmazione. Quello è il momento in cui io mi accendo la pipa e lui si rolla una sigaretta. In verità io e il maestro C siamo molto diversi, e non solo per questioni di fumo. Viviamo la scuola in modo assolutamente dissimile.

Io ci metto il fervore (e direi pure l’affanno) di chi spende energie nella speranza di invertire la rotta. Lui il disincanto di chi ormai ha mollato gli ormeggi e si lascia portare dalla corrente. Però riusciamo a parlare, a prenderci in giro perfino. Riusciamo a dirci le cose senza che uno dei due covi rancore o mediti una qualche vendetta. Questo, nel mondo della scuola, è già qualcosa. La scuola elementare è un mondo prettamente al femminile. Per chi non sa cosa questo significhi, dico soltanto che è un mondo di chiacchiere oblique, di cose taciute, di risentimenti, di sussurri nei corridoi. Col maestro C su quel ballatoio puoi almeno goderti il lusso che le parole non significhino altro se non quello che esprimono.

Anche oggi il maestro C mi canzona per le battaglie con la dirigente. E anche oggi io disapprovo la sua indolenza. Ma forse ha ragione lui. Saremo comunque spazzati via. E la storia non ci degnerà di uno sguardo. Tra 700 anni non sarà contato nulla aver lottato o essersi girati dall’altra parte. Tra 700 anni, ammesso che il nostro pianeta sia ancora appeso in questo angolo di universo, le nostre esistenze saranno sepolte nel nulla.

Tra così tanto tempo non farà differenza il modo in cui siamo vissuti o siamo morti. Aver provato a lasciare ai nostri figli un mondo migliore del nostro o aver passato le giornate a risolvere inutili cruciverba. Essere morti di cancro ai polmoni o affogati in piscina alle Hawaii. È un ragionamento che seguo. Però la mia vita di adesso è tutto quello che ho. Provare a fare qualcosa non è un modo per occupare il tempo. È piuttosto una strada per dire grazie. E se entrasse qualcuno in casa con l’intento di far male a mia figlia proverei con tutte le mie forze a fermarlo. La consapevolezza che tra 700 anni mia figlia sarà stata soltanto un inutile soffio consumato nel niente non mi farebbe mai dire: prego si accomodi, mia figlia è di là che gioca sul suo tappeto.

p.s.
A dimostrazione che il maestro C ha ragione e non servono 700 anni per dimenticare qualcuno, quelli in copertina sono Bud Abbott e Lou Costello (Gianni e Pinotto).

 

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Informazioni su RP McMurphy

Chito e RP McMurphy vivono a Roma, ma qualcuno giura di averli visti più volte dalle parti di Maracaibo. Hanno un amore dichiarato verso tutti i sud del mondo e un’istintiva simpatia per chi vive ai margini.
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3 risposte a Maschile plurale. Sul ballatoio col maestro C

  1. cinziamontani ha detto:

    Il mio ambiente professionale non è quello scolastico. Evidenzi le caratteristiche del tuo, cioè la scuola che è un “mondo prettamente femminile”. Domanda: ” Forse i miei colleghi sono delle femmine travestite da maschi???”. Il loro pragmatismo è talmente ovvio da renderli così scontati nelle loro espressioni, anche in quelle “delle cose taciute”. Ritengo che la distinzione di genere, quindi, non sia sufficiente a spiegare il livello a cui si è giunti nei nostri rispettivi ambienti professionali. Le ” chiacchere oblique”…e difficile esprimerle???…

  2. RP McMurphy ha detto:

    Cara Cinzia sono d’accordo sul fatto che le generalizzazioni non siano mai un esercizio troppo intelligente. E spesso sono anche pericolose. La storia lo dimostra. Però non bisogna neanche esagerare nel relativismo opposto. Dire: «i razzisti sono cretini» è una generalizzazione. Però tanto sbagliata non è.
    Il mio non è uno sfogo nei confronti di colleghe ipotetiche. Quelle di cui parlo purtroppo hanno tutte un volto e un nome.

  3. cinziamontani ha detto:

    Caro Flavio magari fosse il relativismo, parleremmo dunque di opzioni filosofiche!!! wow… E’, invece, una triste constatazione generale del livello di barbarie in cui siamo precipitati. E’ esilarante, tuttavia, la tua descrizione dei due maestri sul ballatoio; “il fervore” e il “disincanto” prima di entrare nell’arena…della programmazione!!! Considerando che “saremo comunque spazzati via” il “fervore” mi sembra la giusta prospettiva.

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