La scomparsa dell’infanzia. Una riflessione in tre parti – Parte seconda

sandokan[1]Alla fine ha vinto James Brooke. Il rajah bianco di Sarawak, esemplare archetipo di cattivo per tutta la generazione di bambini che andava alle elementari alla fine degli anni ’70, si è preso la sua rivincita. Sandokan è stato sconfitto. Parlo naturalmente dell’unico Sandokan possibile. Quello che Sergio Sollima ha fatto uscire dalle pagine di Salgari con lo sguardo magnetico e le movenze feline di Kabir Bedi.

Ho provato a far vedere quel Sandokan ai bambini di oggi. Bambini di 9 anni. L’età che avevo io quando lo sceneggiato andò in onda portando nelle scuole, nei giardini, nelle case, ovunque ci fossero bambini, l’eco di gesta eroiche e una valigia piena di sogni. Ad aprirla ci trovavi dentro isole lussureggianti e spiagge incontaminate, giungle impenetrabili, tigri feroci, imbarcazioni pirata, colpi di cannone e principesse da salvare.

Il risultato è stato che i bambini di oggi si sono annoiati. Nessuno ha avuto voglia di proseguire la visione del telefilm e ci siamo dovuti fermare dopo il secondo episodio. La tigre della Malesia ha trovato un nemico troppo più forte di lui. La frenesia. I bambini oggi sono abituati a ritmi narrativi che non lasciano spazio a tempi morti. I colpi di scena devono susseguirsi con foga in una seguenza descrittiva che non può mai arrestarsi.

Agli occhi di un bambino il Sandokan di Sergio Sollima appare oggi una storia di una lentezza esasperante. Identico esito probabilmente avrei avuto se avessi proposto alla mia giovanissima platea un film di Kieślowski in lingua originale.

L’infanzia dovrebbe essere, sempre e comunque, la stagione dello stupore e della scoperta. Ma la meraviglia, così come ogni nuova rivelazione, ha bisogno che il tempo scorra lentamente. Senza fretta. Solo in questo modo l’osservazione può essere davvero tale e innescare il meccanismo della riflessione.

A scuola capita di verificare come i bambini stiano perdendo l’attitudine alla concentrazione e all’attesa, mostrando troppo spesso impazienza o insofferenza. I bambini si stancano e si annoiano subito. Difficilmente riescono a restare impegnati a lungo, perfino nei giochi.

Non potrebbe essere altrimenti. Si cresce ora in un mondo che bombarda di immagini e stimoli, ma tutto rimane sempre a un livello di estrema superficialità. Il tempo di capire e rielaborare non c’è. La televisione naturalmente vince, per comodità e facilità, sul libro e sul fumetto. E il telecomando costringe le narrazioni a inseguire effetti scenici e spettacolarità con una febbre inguaribile. Non sia mai che il tono debba calare. Il rischio è quello che il bambino cambi canale. Anestetizzati e passivi, i bambini così perdono pezzi importanti della loro infanzia.

Anche io avrei preferito la televisione. Senza alcun dubbio. Ma quand’ero piccolo la sua incidenza per fortuna era del tutto trascurabile. Passare un pomeriggio intero sul divano con un fumetto e poi con un libro di avventure, era quella la regola. Un genere di intrattenimento che richiede una partecipazione attiva ed è un detonatore di fantasia. Oltre che un utile addestramento. Propedeutico per i tempi della scuola dei grandi fino all’università, quando restare sui libri per dieci ore al giorno era necessario, ma ormai non costava alcuna fatica.

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Informazioni su RP McMurphy

Chito e RP McMurphy vivono a Roma, ma qualcuno giura di averli visti più volte dalle parti di Maracaibo. Hanno un amore dichiarato verso tutti i sud del mondo e un’istintiva simpatia per chi vive ai margini.
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12 risposte a La scomparsa dell’infanzia. Una riflessione in tre parti – Parte seconda

  1. wwayne ha detto:

    Del tuo post mi ha colpito in particolare questo passo: “La tigre della Malesia ha trovato un nemico troppo più forte di lui. La frenesia. I bambini oggi sono abituati a ritmi narrativi che non lasciano spazio a tempi morti. I colpi di scena devono susseguirsi con foga in una seguenza descrittiva che non può mai arrestarsi.”
    Hai detto una grande verità. Per lo stesso motivo oggi i bambini e i ragazzi non leggono più i fumetti. Le nuove generazioni sono cresciute con forme di intrattenimento “veloci”, come i computer, i videogames eccetera, e quindi non hanno assolutamente la pazienza di sedersi e mettersi a leggere un fumetto dalla prima all’ ultima pagina. Soprattutto se non é una storia autoconclusiva.
    Non parliamo poi dei libri: come puoi proporre un romanzo, anche solo quelli del Battello a Vapore, ad un bambino per il quale già finire una storia di Topolino é un’ impresa epica? E’ un vero peccato, ma così stanno le cose, purtroppo.

    • RP McMurphy ha detto:

      caro wwayne le cose vanno così, ma non dobbiamo smettere di sognare un mondo in cui, prima di spegnere la luce e mettersi a dormire, un bambino chieda di leggere ancora una pagina…

      • wwayne ha detto:

        Esatto, l’ ottimismo (purché rientri in una cornice di realismo) é un elemento fondamentale per ogni progresso. Grazie per la risposta! : )

  2. Alessia ha detto:

    Proprio stamattina mio figlio di sei anni mi ha chiesto di mettere nello zaino “Sandokan” nella versione di Geronimo Stilton per il momento dedicato alla lettura libera in classe. Io ho sorriso, pensando allo sceneggiato omonimo che tanto aveva fatto sognare noi genitori e mi sono chiesta se fargliene vedere o meno qualche spezzone. Condivido in pieno la sua analisi, soprattutto nella realtà quotidiana di insegnante di liceo. Sono convinta, però, che non si debba demordere nel proporre contenuti impegnativi e che sia ancora più importante che noi educatori continuiamo a esigere dai nostri studenti uno sforzo in più. Credo che sia anche possibile che, tornando in classe, possa ritrovare i suoi alunni con una serie di domande su ciò che hanno visto; spesso i ragazzi rifuggono inizialmente da ciò che è per loro inconsueto, come un film più lento o un testo senza immagini. Credo però che la scuola sia un luogo in cui gli alunni non debbano necessariamente essere divertiti da ciò che si propone loro; è vitale, invece, cercare di coinvolgerli e interessarli per condurli a ragionare autonomamente a livello più profondo sui contenuti delle discipline studiate. Non condivido la scelta di alcuni miei colleghi, che con sforzo sincero hanno scelto di abbassare drasticamente la qualità degli interventi didattici o delle letture proposte “per non perdere gli studenti”. Così li hanno già persi. Personalmente, ogni volta che propongo a scuola di vedere un film i miei allievi di liceo mi chiedono se questo è in bianco e nero. È vero che non avrei mai posto una tale domanda alla loro età, ma le posso assicurare che tutti si commuovono alla fine di “Orizzonti di gloria”.

    • wwayne ha detto:

      Anch’io adoro i film in bianco e nero. I miei preferiti sono:

      Dietro la porta chiusa
      Gilda
      Il bruto e la bella
      La donna del ritratto
      La scala a chiocciola
      La signora di Shanghai
      Lo specchio scuro
      Lo straniero (quello di Orson Welles).

      • Alessia ha detto:

        Il cielo sopra Berlino
        Il settimo sigillo
        L’infernale Quinlan (la sequenza iniziale)
        Orizzonti di gloria
        Ombre e nebbia
        Frankenstein junior

      • wwayne ha detto:

        Ho visto solo Ombre e nebbia (sono d’ accordo, bel film). Per gli altri rimedierò il prima possibile. Grazie per la risposta! : )

    • RP McMurphy ha detto:

      Sì, Alessia, sono perfettamente d’accordo. Gli insegnanti che giocano al ribasso, mossi dal proprio tornaconto, dalla pigrizia o dall’inettitudine, sono responsabili di un delitto, al pari di un genitore che abbandoni il proprio figlio in un cassonetto.

  3. lezapp ha detto:

    fufù
    Consumare quotidianamente, passivamente e senza moderazione il contenuto trasmesso dal ‘mitico’ elettrodomestico (meglio conosciuto come tv), risulta più dannoso di quanto si creda: per l’adulto o bambino che sia. L’essere umano è come una pellicola fotografica; nel tempo ‘sviluppa’ tutto ciò che gli viene impresso da piccolo, e non solo. Uccidiamo la tv di oggi :mrgreen: , o quanto meno adottiamo un saggio proverbio Messicano; ‘nada con exceso todo con medida’
    Sul “bianco e nero”- Tutti noi riconosciamo e siamo convinti che i colori esistono, solo perchè le nostre retine sono munite di coni e bastoncini; ma i colori in realtà non esistono. Neanche il bianco e nero.
    Riflessione su- ” (purché rientri in una cornice di realismo)” 😕
    Quindi, potremmo dire che un sacco di comportamenti o cose , purché rientrino in una cornice di realismo, sono elementi fondamentali per ogni progresso.
    Un dubbio però mi rimane, su questa cornice di realismo: è reale o solo un’idea ?

    • wwayne ha detto:

      A mio giudizio é reale. Se il mio ottimismo mi porta a sperare che le nuove generazioni riscoprano l’ amore per la lettura, rimango all’ interno di una cornice di realismo; se invece mi illudo che il 100 % dei bambini e degli adolescenti sostituiscano il joystick della playstation con le novelle del Decamerone, allora dimostro di essere non soltanto fuori da una cornice di realismo, ma proprio fuori dalla realtà. Buona giornata! : )

  4. aboer65 ha detto:

    I tempi son cambiati e non si torna più indietro. Me ne accorsi tanti anni fa quando feci vedere Biancaneve e i sette nani di Walter Disney al mio figlioletto. Sai il bello qual è? A lui è piaciuto un sacco, a me no perché troppo lento!
    Noi genitori possiamo ancora fare molto: poca tv e ben selezionata, insegniamo ai nostri cuccioli a leggere (leggevo io i libri a mio figlio quando era in età prescolare), raccontiamo loro storie (anche vere, purché romanzate e a lieto fine) e quando diventano più grandi insegniamo loro a meditare sulle cose che gli raccontiamo. Il ruolo dei genitori è ancora fondamentale!

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