Maestre e lucchetti

lucchettoIo me lo ricordo. Da supplente capitava di entrare in una classe di questa scuola e trovare i cassetti e gli armadi chiusi con i lucchetti. Nessuna possibilità di accedere ai materiali. Ti era vietato l’utilizzo anche di un semplice foglio di carta. Non potevi essere all’altezza. Non eri degno. Magari pure ladro.

Poi succedeva che tornavi in quelle classi e vedevi i bambini saltare in aria per la felicità. Allora ti chiedevi come mai l’inattesa assenza della maestra potesse suscitare quel tifo da stadio. Non poteva essere. Perché invece i bambini non erano tristi? A sette anni non puoi esultare come se fossi al liceo e hai scampato un’interrogazione in latino o un compito in classe sulle derivate.

I lucchetti sugli armadi evidentemente erano l’indizio di ben altri chiavistelli. Nessuno spazio alla tenerezza. Chiuse a chiave anche parole come dolcezza, sensibilità, attenzione, disponibilità, commozione. Non è un caso. In una classe con i lucchetti è molto probabile trovare sopra la cattedra quel campanellino tipo aula di tribunale che certe maestre usano ancora per richiamare all’ordine.

Oggi quelle maestre sono colleghe. Diciamo meglio. Coabitiamo nello stesso edificio. Probabilmente non hanno mai digerito il fatto che le loro vecchie classi avessero mostrato per me tanta simpatia da augurare loro qualche bella influenza. Così neanche mi salutano. E per quanto riguarda la mania di serrare tutto nel perfetto insegnamento di quello che è mio e mio e guai a chi me lo tocca hanno fatto passi da gigante. Adesso i lucchetti sono direttamente sulla porta della classe.  

Mando un bambino a chiedere due fettine di pane in qualche altra classe del piano. Ce ne mancano due per poter fare tutti la solita merenda pomeridiana con pane e olio.
Il bambino torna un po’ disorientato. Non ha trovano nessuno.
– Maestro, le classi sono chiuse col lucchetto…
– E tu cosa pensi?
– Mica è una banca
– Sono d’accordo

Non possiamo fare merenda dico alla classe. Non c’è pane per tutti. Sì che possiamo, dicono i miei bambini. Più di uno di loro spezza la sua fetta a metà. Maestro, adesso il pane basta e avanza.

Ha vinto la generosità. Sarà perché la nostra classe non ha lucchetti. Ho comprato uno stereo professionale, altre due belle casse acustiche da collegare al proiettore per vedere i film. Abbiamo una raccolta di reperti naturali da far invidia a un museo e tante altre cose. Ma è tutto aperto e nessun armadio si chiude. La nostra classe accoglie anche i gruppi che nel doposcuola fanno attività di musica o inglese. I bambini hanno capito. Vince la generosità, la condivisione e l’accoglienza. Perché nel nostro modo di essere scuola non ci stanchiamo mai di declinare in tutti i tempi e i modi possibili il verbo aprire. Se al posto di quello ci metti il verbo chiudere non aiuti i bambini a diventare uomini, ma bellicosi guerrieri medievali dentro armature di ferro. E il ferro pesa.

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Informazioni su RP McMurphy

Chito e RP McMurphy vivono a Roma, ma qualcuno giura di averli visti più volte dalle parti di Maracaibo. Hanno un amore dichiarato verso tutti i sud del mondo e un’istintiva simpatia per chi vive ai margini.
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9 risposte a Maestre e lucchetti

  1. nonnalaura ha detto:

    Un giorno Leonardo, il fratello di Giulio, mi racconta con ricchezza di particolari una giornata di supplenza con il “maestro Flavio”. Alla fine, da normale fratello, termina dicendo: Giulio è sempre fortunatissimo, a lui capita sempre il meglio, la scuola con il maestro Flavio è una figata!
    Come nonna sono felice della fortuna di Giulio ma sono triste che Leonardo non ne abbia avuta altrettanta (anche se poteva andare molto peggio…).
    La storia dei lucchetti è molto significativa per identificare un insegnante che lavora per se stesso piuttosto che per i bambini: che tristezza 😦

  2. lezapp ha detto:

    fufù
    Bel post, me gusta; trasportato mi ha…
    lucchetto fuori = lucchetto dendro ; an inevitable process caused by mentally locked persons

  3. fricchy ha detto:

    Le dinamiche in casa nostra sono le stesse raccontate da nonna laura, Ginevra fortunata ed Anton…la cosa dura è spiegare al figlio “sfortunato” che ci deve stare. La scuola fatta dal maestro Flavio è la vera scuola, e la gioia che si prova a lasciare la propria figlia nelle mani di un maestro del genere, è proporzionale alla sofferenza che si prova a lasciare un altro figlio nelle mani di persone che credo possano veramente danneggiarne la crescita. Fischietti per mantenere l’ordine, minuti da contare seduti in giardino in punizione a guardare i compagni che corrono, (quelle rarissime volte che si esce in giardino), valanghe di materiali di carta da gestire (mio figlio ha 12 quaderni e 8 libri e guai seri se vengono persi confusi o dimenticati), senza parlare delle ore passate sui compiti nel week end o durante i giorni di festa; computer in classe con connessione ad internet, e se la maestra va a prendere il caffè e i bambini cercano in internet foto di Ilary Blasi o video macabri… bambini puniti. Tristezza e impotenza. I lucchetti li mettono all’animo dei bambini e di riflesso a quello dei genitori.

  4. andreana ha detto:

    Da non crederci! In tanti anni di lavoro non ho mai visto lucchetti alle porte delle aule. Con tutti i problemi che abbiamo qui da noi, questo ce lo siamo risparmiato. Non esistono bambini solo miei o di un altro docente, i bambini “sono di tutti” e tutti partecipano all gestione dei problemi. Caro McMurphy, m’immagino il terrore delle tue colleghe davanti alle parole “classi aperte”. A casa loro avranno sbarre alle finestre?

    • RP McMurphy ha detto:

      Sono sicuro di sì, mia cara Andreana. Proprio quelle sbarre che non sopporto e che ho sempre riufiutato di avere (ho dovuto sopportare per questo due volte l’intrusione dei ladri). Anche la nostra porta di casa non è, e non sarà mai, una porta blindata. Purtroppo oggi il chiudere vince quasi sempre nei confronti del suo verbo opposto. Ti faccio un esempio. I miei condomini, che si contraddistinguono per la tirchieria, non hanno mai accettato la spesa di qualche decina di euro per comprare delle piante e abbellire l’androne antistante i portoni. Però hanno votato all’unanimità la spesa di migliaia di euro per aggiungere un altro cancello all’ingresso. Adesso per venire a trovarmi devi suonare due citofoni. Ti sembra normale?
      Quel che è peggio è che questo desiderio di chiusura è figlio di una politica del terrore che incita alla paura e, più in generale, determina diffidenza, sfiducia, timore e rifiuto verso l’ALTRO.

      • lezapp ha detto:

        fufù
        Spirito corazzato, non t’allargare troppo eh, 😛 con tutti questi …”mia cara Andreana” qui, “…cara Andreana” la etc.
        L’unanimità è la forza della condominiabilità; due cancelli sono meglio di uno, e questo lo sai anche tu, Murphy.
        Quel che è “peggiopeggio” del peggio citato da te è che questo peggioramento è diventato IL MODELLO peggiore da seguire … (per far saltare tutto basterebbe fermarsi tutti insieme per 90 giorni…)
        “…una politica del terrore che incita alla paura”; esatto, quindi è tutto normale, visto che concordiamo che è un mondo all’incontrario !! Problema-Reazione-Soluzione (sovrapponili a Politica-Terrore-Paura… 😆 ) Bone feste a tutti anche alla cara Andreana 😆

  5. andreana ha detto:

    Il controllo passa attraverso la parola “sicurezza”. Finiamo dentro una gabbia, una prigione, senza accorgercene. Convinti di essere finalmente liberi.

  6. lezapp ha detto:

    Hai detto bene (…mia cara Andreana),”la parola “sicurezza” è solo una parola, solo conoscenza; al giorno d’oggi all’insicurezza si può rimediare facilmente.
    Se permetti direi piuttosto che il vero controllo lo si ottiene incudendo paura, che è un’emozione e non una “parola”.. Far vivere costantemente questa emozione di paura ad un popolo, porta inevitabilmente al controllo delle masse…,senza che se ne accorgano, le cuociono a fuoco lento… come rane bollite http://en.wikipedia.org/wiki/Boiling_frog
    La “paura” funziona maledettamente bene !!

  7. Pingback: La lezione di oggi | gli opliti di Aristotele

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