Lo schiaffo del soldato, ovvero: Islamofobia a scuola, parte seconda

in-case-you-are-confusedLa lettera scritta alla Dirigente (vedi Idiozie a scuola) ha avuto una risposta. La posizione ufficiale della scuola è quella che il collaboratore sia stato spostato di Istituto perché non svolgeva le pulizie come avrebbe dovuto. E io sarei preda di allucinazioni. Che potevo aspettarmi? Qualcuno che dicesse caro maestro, questa volta ha ragione lei, forse ci siamo fatti prendere la mano, questo è un brutto atto di discriminazione?

È vera una cosa. La Dirigente ha il potere di decidere quando e dove spostare un collaboratore. Peccato che non sia mai venuta a controllare di persona lo stato di pulizia del piano incriminato. Peccato che io lavori proprio a quel piano ma il mio giudizio non conti. Peccato che sia stata assolutamente ignorata una lettera firmata dalla maggioranza dei docenti nella quale si chiede il ritorno del collaboratore.

La Dirigente sa bene, in cuor suo, che dico la verità. Lo aveva ammesso lei stessa. Possa io bruciare per l’eternità nelle fiamme dell’inferno se non è vero che in un incontro a quattr’occhi aveva riconosciuto che il problema del collaboratore era la sua fede religiosa, non le pulizie del piano. Poi ha ritrattato.

Questa è una storia di intolleranza a costo zero. Perché certamente nulla di scritto e di protocollato si troverà mai riguardo l’ostilità che ha incontrato chi ha avuto il torto di manifestare apertamente una professione di fede, di questi tempi scomoda, da parte di alcune (poche, ma evidentemente influenti) persone. In quello che mi ricorda tanto il gioco dello schiaffo del soldato, dove chi ha scagliato le sue pietre rimane vigliaccamente nell’ombra.

Nel nostro ultimo incontro la Dirigente mi ha detto che sono un idealista. In verità so bene come la grettezza si accompagni spesso alla disonestà. So bene che l’intolleranza e, di questi tempi, l’islamofobia riempiano di inciviltà le pagine dei nostri giornali e di ignoranza i nostri talk show televisivi. Credere che il mondo della scuola possa far eccezione significa essere idealisti?

Se ritenere la scuola come un luogo protetto che non può abdicare alla sua funzione formativa vuol dire essere idealisti, come si potrebbe definire chi prima dice una cosa e, dopo qualche tempo, dà tutta un’altra versione? E la maestra che non vuole firmare la lettera di solidarietà perché ha sentito dire che il collaboratore ha chiesto lui il trasferimento?

Chissà come mai, ma a me, il rifiuto di quella maestra di ascoltare direttamente la voce del collaboratore accontentandosi del «si dice», fa venire in mente le parole di Saviano sulla mafia, che prima ti colpisce e dopo infanga le acque, mandando in giro falsità sulla tua persona.

Secondo la versione ufficiale della scuola il calunniatore invece sarei io. Che screditerei il nostro Istituto, disonorandolo con l’accusa di rifiutare qualsiasi processo di integrazione. Che sciocchezza. È evidente che in molte occasioni la scuola promuove l’accoglienza e ci sono molte maestre che di sicuro lavorano in quel senso. Attribuirmi l’intenzione di utilizzare una qualche specie di sineddoche e l’idea che si possa fare di tutta l’erba un fascio, non corrisponde a verità. Mi riferisco a questo caso specifico, l’allontanamento di un collaboratore musulmano, e solo ad alcune persone (la loro islamofobia sì che fa di tutta l’erba un fascio).

Rimango perplesso. Due volte perplesso quando la Dirigente mi fa quella domanda. Una domanda che scava un solco incolmabile tra chi ci mette il cuore, senza remore, e chi invece usa il cervello in un perenne calcolo di costi e benefici. Ma lei, maestro, ha tempo da perdere?

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Informazioni su RP McMurphy

Chito e RP McMurphy vivono a Roma, ma qualcuno giura di averli visti più volte dalle parti di Maracaibo. Hanno un amore dichiarato verso tutti i sud del mondo e un’istintiva simpatia per chi vive ai margini.
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10 risposte a Lo schiaffo del soldato, ovvero: Islamofobia a scuola, parte seconda

  1. Renata puleo ha detto:

    ho scritto il mio breve commento sul mio indirizzo google…mah. Renata

  2. Alessia ha detto:

    Sono ormai una sua affezionata lettrice. La scuola dev’essere idealista. Oggi il termine “idealista” suona quasi come un’offesa… I valori non sono mica negoziabili con un calcolo di costi e benefici, no?
    Mi piacerebbe conoscere la sua opinione sulle “poesie” propinate dai libri delle elementari. Non le fanno rimpiangere Pascoli? 😀 La mia maestra ci faceva leggere Tagore, Christina Rossetti… Almeno Gianni Rodari! Conoscevo a memoria “Filastrocche in cielo e in terra”. Le filastrocche proposte oggi obbediscono a una logica di efficienza, minimo sforzo e appiattimento culturale… Cosa ne pensa?

    • RP McMurphy ha detto:

      Sono d’accordo, Alessia. Hai messo il dito in una delle piaghe della scuola. I libri che girano oggi nelle scuole sono, in generale, davvero poca cosa. L’appiattimento è generale e non si limita solo alla scelta talvolta discutibile dei testi poetici. Il discorso vale per ogni ambito disciplinare. I libri divengono strumento di un programma che mira all’impoverimento e all’appiattimento, colpendo al cuore la formazione e il futuro delle prossime generazioni. Io i libri non li uso. Non mi dilungo, perché ho in mente di trattare questo argomento in un prossimo post.

      • polepole ha detto:

        Aspetto il prossimo post.
        “L’appiattimento è generale e non si limita solo alla scelta talvolta discutibile dei testi poetici. Il discorso vale per ogni ambito disciplinare. I libri divengono strumento di un programma che mira all’impoverimento e all’appiattimento, colpendo al cuore la formazione e il futuro delle prossime generazioni.”

        Felice che esistano ancora piccoli gruppi di insegnanti che se ne rendono conto!

  3. andreana ha detto:

    Ormai sono sempre più convinta che esista un protocollo dei Dirigenti. Agiscono (quasi) tutti allo stesso modo, fanno tutti le stesse domande e danno tutti le stesse risposte. Purtroppo la scuola è diventato un campo di battaglia fra chi difende ancora certi valori (considerato quindi idealista) e chi tenta di riportare le menti indietro nel tempo. Pochi giorni fa ho rischiato un ‘altra sanzione, per aver difeso un ideale (non un’ideologia) e aver chiesto più democrazia in collegio docenti. Mi sono sentita rispondere che la scuola non è il parlamento, che se voglio cambiare le cose devo candidarmi. Chi ricopre certe cariche dovrebbe avere la forza e il coraggio di assumersi delle responsabilità davanti alla comunità, invece i nostri bravi DS preferiscono insabbiare i problemi e urlare contro chi quei problemi cerca di risolverli : ” Maestra, stia zitta o la sbatto fuori dal collegio!” Pretendono quel tipo di silenzio che annebbia l’anima. Anche la madre dei vigliacchi è sempre incinta. Non passeranno molti anni per vedere su larga scala gli effetti deleteri di questa scuola impoverita. Allora sì che potremo definirla “Scuola in chiaro”.

    • lezzy ha detto:

      hola jente
      …pare non sia il solo 🙄
      “L’unica possibilità che ci resta è aprire le finestre delle nostre scuole e rendere pubbliche le loro malefatte e le loro decisioni.”

      Si Murphy, perfettamente d’accordo coinvolgere a “manetta” i genitori (come mai osato prima); gli unici ad avere vera voce in capitolo . Se un preside, invece di ritrovarsi una dozzina di docenti a sfavore di certe decisioni malsane, si ritrovasse di fronte i genitori di un “intero” paese….

      Esortazione di lezz –
      Genitori, docenti, svegli o dormienti, balubbi o sapienti, alziamo le chiappe dal sofà e dimostriamo “tuttinsieme” di essere un vero dèmos

      • Renata puleo ha detto:

        La storia è veramente umiliante. Ma attenzione, forse il coinvolgimento che manca a scuola è quello che, insieme, ribadisco, insieme, dovrebbero esercitare Insegnanti, Famiglie (di ogni tipo…) e Studenti, nell’ottica dell’azione comune, ciascuno per il proprio ruolo specifico. Il fine consiste nel costruire (ricostruire!) un contesto educativo capace di elaborare soluzioni ai problemi di relazione. Di “relazione”, perché Il Comune non si risolve in una buona, efficace, efficiente organizzazione, ma in attività politiche di ascolto e di confronto fra i soggetti. Nell’attuale verticalizzazione del potere a tutti i livelli è sempre più difficile trovare luoghi e tempi trasversali – fra le parti in gioco – in cui avviare il dialogo ed accettare il conflitto, le divergenze.
        E poi, vogliamo parlare della paura (del terrorismo, dell’Islam, di qualsiasi diversità, ecc), il sentimento che viene coltivato da chi ci governa per trarre da noi il peggio? Per costringerci ad un isolamento demente?
        Flavio, continua a esercitare la tua intelligenza critica, così fastidiosamente utopica, idealista, aggettivi che la Dirigente considera peggiorativi! Renata

  4. RP McMurphy ha detto:

    Già. Lavoriamo affinché i nostri bambini, nel loro cammino di crescita, imparino cosa significa essere responsabili delle proprie azioni e poi abbiamo Dirigenti che quel senso di responsabilità lo sfuggono quotidianamente. L’unica possibilità che ci resta è aprire le finestre delle nostre scuole e rendere pubbliche le loro malefatte e le loro decisioni. Se tutto resterà all’interno dei collegi o nelle loro stanze penseranno di poterla fare sempre franca e di non dover mai rendere conto. L’idea che l’OBEDIENCIA DEBIDA agli ordini ricevuti dall’alto possa assolverli è uno sbaglio. L’Argentina insegna.

  5. RP McMurphy ha detto:

    Big Chief Renata, l’azione comune di chi nella scuola ci lavora o ne è fruitore, il confronto tra i soggetti, sono tutti requisiti fondamentali. Sono d’accordo. Il problema è che la scuola non è migliore della società nella quale si impianta. Dovremo certamente continuare a combattere ma, affinché la resistenza sia costruttiva, è necessario che ognuno lotti anche a costo di mettere da parte il proprio tornaconto. Molti non ne sono capaci.

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