Educazione Finanziaria nella scuola Primaria? Io dico No


ballerina a Wall StreetIl Miur, la Banca d’Italia e l’attuale Governo (tre soggetti che riuniti in trinomio te li raccomando) hanno deciso di promuovere l’ingresso dell’Educazione Finanziaria nella scuola Primaria. Per il momento la nuova materia entra dalla porta di servizio, con iniziative e progetti che sono un complemento alla didattica, ma c’è da scommettere che presto finirà per essere ufficializzata definitivamente con l’inserimento nei libri di testo.

I motivi addotti dal trinomio sopracitato sarebbero quelli di migliorare la cultura finanziaria dei giovani, contribuire allo sviluppo di abilità comportamentali degli studenti per compiere consapevolmente scelte finanziarie quotidiane e di più lungo periodo, sviluppare nelle giovani generazioni competenze che consentano di assumere comportamenti finalizzati ad adottare scelte consapevoli per il futuro sia come cittadini che come utenti dei servizi finanziari, e giù sbrodeghezzi a profusione.

Io dico che questa bella pensata, tra le tante che nella scuola in questi ultimi tempi ci piovono in testa, poteva esserci risparmiata. Invece no. Non fai in tempo a lamentarti di qualcosa che arrivano subito altre brutte sorprese. Non c’è che dire. La pedagogia è sempre di più una scienza opzionale.

Così purtroppo prevedo occasioni per l’esercizio di nuove obiezioni di coscienza e un’aggiuntiva collezione di reprimenda e sanzioni disciplinari. Altro non saprei immaginare. Perché io a questa cosa qui dell’Educazione Finanziaria nella mia scuola riuscirei a rispondere solo con un netto rifiuto.

L’idea che la moneta sia il mezzo primario per soddisfare una necessità o un desiderio, come leggo in uno dei quaderni didattici che la Banca d’Italia ha preparato per la scuola Primaria, non mi sembra il messaggio giusto da utilizzare per colpire l’immaginario di un bambino. E neanche credo sia necessario stare lì a spiegare cosa sia un addebito preautorizzato o perché il titolare della carta di credito può effettuare un acquisto anche se in quel momento sul suo conto corrente non c’è la somma necessaria (come leggo ancora su questi quaderni didattici).

I teorici e i fautori delle teorie economiche che puntano alla decrescita responsabile, in forte opposizione alle teorie neoclassiche e all’economia di mercato, immagino avrebbero molto da contestare, ma, per carità, non voglio mica addentrarmi ora nel ginepraio della politica economica. Dico solo che l’Educazione Finanziaria mi sembra una materia inopportuna, inappropriata e perfino dannosa, se proposta e affrontata così in tenera età.

Lasciamo che la scuola Primaria partecipi alla crescita dei nostri bambini e crei i presupposti affinché vengano poste le basi per una coscienza civica che farà del bambino di oggi il cittadino di domani. In qualsiasi costruzione prima si gettano le fondamenta, poi si sale fino al tetto e dopo si curano dettagli e particolari. Cercare di intervenire in questo processo capovolgendo i passaggi, con la smania di far presto, significherebbe creare le premesse di un cedimento e, prima o poi, doversi attendere un crollo.

Coi bambini si parla di tutto e inevitabilmente anche di soldi. Succede già. Se ne parla quando meno te lo aspetti. Si toccano temi come la morte, la malattia, la moda, la shoah, l’arco a tutto sesto, l’anestesia totale, la deforestazione della foresta amazzonica, il gomito del tennista e tutto quello che in qualche modo entra in rotta di collisione con la loro curiosità. Il programma scolastico di quarta prevede poi concetti come la compravendita, il ricavo, il profitto, la spesa, affrontati però come estensioni logiche che vanno ben oltre l’idea del puro e semplice denaro. Dovrebbe bastare. Indulgere oltre sarebbe perfino triviale. Questo è un mondo in cui la moneta è diventata il metro attraverso il quale commisurare ogni cosa, strumento, ma purtroppo anche fine ultimo del nostro vivere.

Una volta un bambino di sei anni mi disse che non avrebbe mai voluto essere come me, perché a fare il maestro si fanno pochi soldi. In un’altra occasione mi toccò assistere al litigio tra due bambini che discutevano animatamente fino a quando uno chiuse la bocca all’altro dicendo che suo papà guadagnava molto di più. Ho sempre pensato cha la parola soldi suoni indecente sulla bocca di chiunque. Ma in quella di un bambino generalmente fa ancora più ribrezzo.

Proprio questo cercavo di dire al signor T quando qualche giorno fa discutevamo sull’argomento. Così non posso far altro che ribadire un concetto che mi è sembrato adatto a spiegare in che modo intendessi il mio compito di maestro. Non avrebbe senso spiegare ai bambini la tecnica di guida di una bicicletta sul pavé della Parigi-Roubaix, se non dopo che avessero imparato ad andarci anche solo per un gelato quando sono al mare. Ma a ben guardare neanche della bicicletta dovrei parlare ai bambini, che quella saranno loro a sceglierla quando sarà il momento. Il mio dovere è quello di appassionarli all’idea del viaggio. Questo sì. E fa una bella differenza.

Se la Banca d’Italia però va a braccetto col Miur e riceve il beneplacito del Governo in ballo c’è qualcosa di più del semplice inquinamento della scuola Primaria. Il trinomio delle meraviglie fa le cose in grande. Qui a essere avvelenata è tutta la scuola, di ogni ordine e grado.

Sono anni che la scuola italiana subisce l’attacco dei modernizzatori, di chi cioè mira alla semplificazione dei linguaggi trasmessi, all’eliminazione di tante discipline considerate inutili e alla loro sostituzione con materie dal fascino irresistibile e di indiscussa attualità.

Provate a ragionare con un modernizzatore. Con l’aria un po’ saccente di chi sa dove ci conduce la storia vi dirà che non serve più ostinarsi nello studio del latino o della filosofia, che non è il caso di perdere anni dietro la lettura della Divina Commedia o dei Promessi Sposi, di sbattere la testa su funzioni di trigonometria o sull’aoristo cappatico greco. La quasi totalità delle informazioni imparate a scuola del resto dopo qualche anno saranno perse nella nostra memoria, svanite come per incanto. Serve un nuovo approccio, che ci conduca alla possibilità di calcolare quanto una conoscenza sia produttiva, e nuove materie, più redditizie, magari immediatamente spendibili nel mondo del lavoro. Questo vi dirà un modernizzatore, che generalmente non sa nulla di Scienza dell’Educazione però ha un cugino alla Toyota che non ricorda più nulla della poetica del Rinascimento, ma ha comunque un ottimo stipendio.

L’esperienza insegna che se hai davanti un modernizzatore, magari di quelli incalliti, così compiaciuti dal proprio ruolo di innovatore, è praticamente inutile tentare la strada di una discussione. Che tanto lui ha comunque ragione e a nulla servirebbe provare a spiegargli verso quale terribile baratro sarebbe condotto l’uomo che seguisse pedissequamente una concezione come quella di cui lui si fa promotore.

Una cosa, però, varrebbe la pena dirgliela. Così, tanto per vedere la faccia che fa.  Smetti pure di sentirti un innovatore tanto moderno e all’avanguardia, bisognerebbe dirgli. Che persone con le tue stesse idee esistevano già nel 300 a.C. Guarda caso Euclide aveva un discepolo che in questo senso avrebbe potuto già fregiarsi del titolo di modernizzatore, perché, dopo aver imparato un teorema, iniziò a chiedere insistentemente al maestro cosa avrebbe potuto guadagnarci. Aver appreso una cosa nuova evidentemente non gli bastava. Euclide, per placare il bisogno dell’allievo di ricavare qualcosa da ciò che aveva imparato, gli fece dare una moneta. Poi lo cacciò dalla scuola.

Caro modernizzatore vorrei dire, se a scuola ci fosse ancora Euclide staresti fresco. Invece no. Adesso il Miur, la Banca d’Italia e un governo neanche eletto dal popolo danno ragione a te. Così l’Educazione Finanziaria entrerà nei nostri Istituti a discapito di qualcosa che non serve più. Vista la valenza didattica ed educativa dei programmi proposti e considerato che il potenziamento delle conoscenze in materia economico-finanziaria rientra tra gli obiettivi prioritari delle iniziative di accrescimento dell’ offerta formativa previste dall’ art. 1, comma 7, della legge 13 luglio 2015, n. 107, si invitano le SS.LL. a favorire la più ampia conoscenza dei programmi indicati al fine di un sempre crescente coinvolgimento da parte delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado.

Presto faranno la loro entrata anche Tecniche di Guida in condizioni di scarsa visibilità, Conduzione di un social network, rudimenti di gestione del panico in caso di invasione aliena e il Diritto Immobiliare, in grado di prepararci alle controversie condominiali. Il Diritto Costituzionale no. Quello in qualche caso c’è già. Ma verrà eliminato, tanto la Costituzione a che serve?

p.s.
Tutti coloro che credono che questa storia sia solo un brutto sogno possono (purtroppo) ricredersi andando a cliccare qui: http://www.istruzione.it/allegati/2015/prot6014_15.pdf
o qui: https://www.bancaditalia.it/servizi-cittadino/cultura-finanziaria/scuole/index.html

p.s. (2)
Caro T, sarà pure vero che l’Italia è agli ultimi posti in conoscenza di materie finanziarie. Ammesso che ciò sia qualcosa di cui vergognarsi, non mi sembra che la crisi finanziaria abbia risparmiato stati più preparati del nostro (il movimento Occupy Wall Street di qualche anno fa mica parlava italiano). Non sarà che c’è qualcosa di sbagliato e perverso proprio nel sistema stesso delle banche, quel sistema che adesso dovremmo insegnare ai nostri bambini?

p.s. (3)
La poetica foto della ballerina sul toro è divenuta il simbolo del movimento pacifico che ha occupato Wall Street nel 2011. La scultura del toro (posta senza alcuna autorizzazione nel 1989 dall’autore Arturo Modica davanti la sede della borsa di Wall Street) è divenuta nel tempo il simbolo stesso del capitalismo americano.

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Informazioni su RP McMurphy

Chito e RP McMurphy vivono a Roma, ma qualcuno giura di averli visti più volte dalle parti di Maracaibo. Hanno un amore dichiarato verso tutti i sud del mondo e un’istintiva simpatia per chi vive ai margini.
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4 risposte a Educazione Finanziaria nella scuola Primaria? Io dico No

  1. renata ha detto:

    Il nostro affaccendato faccendiere Presidente capisce di economia quel che serve ad obbedire alle raccomandazioni europee, come fece a suo tempo Berlusconi. L’idea di insegnare economia potrebbe anche essere un’idea buona (l’economia è oikos, arte della casa e della gestione della penuria, l’economia politica è scienza empirica che parla dei rapporti sociali di produzione,,,ecc, ecc…). Il problema, come fai notare tu e che si vuole insegnare a naturalizzare le attuali scelte economiche che disegnano un Mondo da incubo. Del resto stava già tutto scritto nel 2014 sul primo manifesto de La Buona Scuola lanciato dal Governo e sulla Guida alla Certificazione delle Competenze redatta dal MIUR (sicuramente grazie ai soliti suggeritori Invalsi, Treellle, Fondazione Agnelli, ecc, ecc). Grazie!Renata

  2. lezzy ha detto:

    Hola Murphy, todo bien ?
    …mi sembri sorpreso di questa cosa dello School-Banking ! 🙄 Guarda cosa fanno dall’altra parte del “grande” mare
    http://www.geoengineeringwatch.org/video-new-nasa-disinformation-cloud-chart-for-schoolchildren/
    Riguardo l’idea di insegnare economia a scuola, mi chiedo 🙄 che tipo di economia dovrebbe insegnare la banca d’italia ! Quella fatta di carta o di plastica (vedi la nuova moneta PayPal) che crea debito facendoci del credito (e a che prezzo !!), per mantenerci ancora + schiavi …. No gracias, para mi tambien.
    Querido Murphy, tutto questo per dirti che; SI, la Banca d’Italia va a braccetto con un sacco di criminali e riceve il beneplacito del Governo… SI, c’è qualcosa di più del semplice inquinamento, e non solo della scuola Primaria. SI, la “trinità” delle meraviglie produce e continua a produrre cose sempre + grandi…
    Ora puoi smettere la ricerca dei docenti assenti, Murphy, tanto non ci sono; qui a essere avvelenata è tutta la scuola, di ogni ordine e grado.
    1abrazo y averigue el correo de Chito

  3. RP McMurphy ha detto:

    ciao Uomo Mascherato, e grazie. I tuoi contributi lasciano sempre poco spazio all’immaginazione e spingono lucidamente verso l’unica possibilità di un suicidio onorevole, tipo il Seppuku del buon samurai. Cercherò di resistere anche questa volta.

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