Il maestro e il papà

papaFare il maestro mi viene naturale. Come papà invece faccio più fatica. Quando i due ruoli si confondono il maestro spesso corre in aiuto al papà. Altre volte il papà fa di testa sua e se sbaglia alza subito le mani. Allora lo sento dire: Lo so… avrei dovuto…  ma ho pensato che… Se succede, il maestro cerca di non essere mai troppo severo nei giudizi. In fondo sono la stessa persona.

Entro a scuola e vedo che la classe di mia figlia è in cortile. Maira non si è accorta che suo papà sta entrando al lavoro. La cerco con lo sguardo. Solitamente faccio in modo che le nostre strade dentro la scuola non si incrocino. Oggi è stato un caso. Così ne approfitto per vedere a che punto è la sua timidezza. La scorgo in un angolo del cortile, nel bel mezzo di un litigio. In realtà per litigare bisognerebbe essere in due. Più precisamente sta subendo la violenta prepotenza di una compagna molto più tracotante e manesca di lei. Piange. Capisco che la sua compagna deve averle portato via qualcosa. Non contenta la tiene anche per il collo.

A questo punto il papà vorrebbe uscire immediatamente in cortile per sedare la lite, mandar via le lacrime dagli occhi di sua figlia e proteggerla da quell’atto di prepotenza. Ma il maestro lo trattiene. Aspetta gli dice. Le vuoi bene? Allora lascia che cerchi da sola la strada per uscire da questo conflitto. È alla sua portata. Un adulto che media in continuazione e che risolve qualsiasi problema al bambino, lo vedrà magari smettere di piangere, ma non per questo lo aiuterà nel suo processo di crescita, nella sua autonomia e nell’incremento della propria autostima.

Il maestro ci va giù pesante. Non eri tu quello d’accordo col pensiero di Peter Gray, che consigliava a mezzo mondo la lettura di “Lasciateli giocare”? Non eri tu quello che sui testi di Peter Brown Hoffmeister faceva dei grandi sospiri di approvazione?

Quello veramente eri tu, vorrebbe rispondere il papà al maestro, ma non è certo il momento per mettersi a discutere.

Resto fermo. Lascio alle bambine la facoltà di sciogliere da sole il nodo della questione. In fondo mia figlia non si trova mica sperduta nella foresta pluviale. La sua compagna non è un mamba verde. E poi, se proprio non riuscisse a cavarsela da sola, potrebbe sempre chiedere l’intervento dei maestri. Sono loro gli adulti di riferimento in questo momento.

Maira è riuscita a liberarsi. Le è bastata una spinta. È più robusta e forte della sua antagonista, ma si percepisce più fragile di quanto sia in verità, condizionata com’è dalle insicurezze che ancora spadroneggiano nel suo profondo. Piangendo corre via, in una zona lontana del cortile. Alla sua compagna resta probabilmente l’oggetto della contesa, ma non più un corpo da soggiogare. Ha la faccia delusa perché non ha potuto ottenere una totale sottomissione.

Il contrasto è finito. Maira ha trovato da sola una soluzione. Non è restata lì, a subire inerme l’aggressività della sua compagna, non ha alzato il tono del suo pianto fino ad attirare l’attenzione dei maestri, non ha usato violenza per violenza. Ha scoperto un suo modo. Giusto o sbagliato non lo so. Ma di sicuro farà parte del bagaglio di esperienze che si porterà dietro. Il bagaglio che ha bisogno di riempire per crescere.

Le se avvicina un’altra bambina. Le chiede cosa sia successo. Tra poco le lacrime andranno via. Probabilmente la disputa farà entrare in relazione altre compagne, tutte daranno un contributo personale e tutte riceveranno qualcosa in termini di esperienza.

Il papà adesso lo sa. Se avesse seguito il primo impulso avrebbe sbagliato. Non preoccuparti gli dice il maestro. Per fare il maestro si studia. Gente come Albino Bernardini, Mario Lodi, Alberto Manzi, don Milani, Alexander Neil hanno lasciato indicazioni molto chiare. Hanno marcato sentieri che altri avrebbero potuto seguire. Fare il papà è diverso. Fare il papà nessuno te lo insegna.

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Informazioni su RP McMurphy

Chito e RP McMurphy vivono a Roma, ma qualcuno giura di averli visti più volte dalle parti di Maracaibo. Hanno un amore dichiarato verso tutti i sud del mondo e un’istintiva simpatia per chi vive ai margini.
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6 risposte a Il maestro e il papà

  1. SIMONE GAFFINO ha detto:

    E’ DIFFICILE FARE IL PAPA’!!!

    • RP McMurphy ha detto:

      Perfettamente d’accordo. Gli sbagli di un genitore comunque fanno parte del gioco. Il genitore perfetto non esiste (come del resto in ogni altro ambito la perfezione è una chimera). Esiste quello che vuole bene e quello che invece si disinteressa. Esiste quello distratto e quello che riesce a restare in equilibrio tra il dare e il fare.

  2. nonnalaura ha detto:

    al di là del contenuto importante di questo post (perchè lo è!) questo duetto è delizioso, degno di essere scopiazzato in un capitolo del mio prossimo libro! Ora proverò anche io a far dialogare la mamma con la nonna, anche questa è una bella lotta credimi! 😉

  3. renata ha detto:

    Per evitare situazioni di questo tipo, quelle che ti espongono non solo a conflitti interiori dovuti a tuoi problemi antichi, ma anche a quelli, diciamo, professionali, ho mandato mia figlia in una scuola che non era la mia. Che fatica, ugualmente! Dopo una discussione alla materna sulla richiesta di una sorta di divisa scolastica (scuola dell’infanzia comunale!!!) ho deciso di mandare il padre alle riunioni…ma guardare dal buco della serratura è comunque molto scomodo, per occhi e schiena. Così sempre un po’ dentro e un po’ fuori; e mia figlia spesso mi chiedeva, con un’arietta finto-ingenua: “Ma tu,non sei quella che comanda le Maestre?” Il re è nudo, per l’innocente e per chi vuole vedere.

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