Ode al kapla

kaplaÈ Natale. Dovrebbe essere la festa che recupera quei sentimenti distrattamente lasciati da parte per fretta o semplice disattenzione. Ma tante volte non succede. I sentimenti, quelli veri, a volte continuano a restare in qualche angolo della nostra esistenza. Molto facilmente veniamo catturati da un sistema che induce sempre nuovi desideri e spinge verso consumi irragionevoli, in dosi crescenti di superfluo, eccessiva semplificazione della parola amore.

È Natale. Anche questa volta i nostri bambini verranno ricoperti da regali. Con la carta utilizzata per confezionarli potremmo ricoprirci le città di Aleppo e Daraya. Allora faccio un pensiero. Mi piacerebbe che bastasse un solo regalo per far felici i nostri bambini. Che le lettere scritte a Babbo Natale non si riducessero a una lunga e perentoria lista di articoli. Che ci fossero dentro parole come amicizia, litigare, antipatico, gioia, ridere, paura, speranza. Che raccontassero le loro piccole vite e non suonassero invece come la richiesta di un riscatto.

Fare un regalo è una cosa meravigliosa. E straordinariamente tenero è un bambino in attesa di una slitta che arriva dal cielo. Non è il Natale a essere messo in discussione. Dico solo che c’è una differenza tra scambiarsi un dono, ricevere un dono, e finire dentro la sala bingo del consumismo. Che poi il consumismo, a pensarci bene, con la sua liturgia dell’effimero è proprio la negazione di quello che dovrebbe esprimere il Natale.

Un regalo che farei a tutti i bambini che conosco è il kapla, quel gioco di costruzioni formato da pezzi di legno naturale tutti uguali.

Il kapla sviluppa la creatività. Più un gioco è semplice, destrutturato e basico, più impegna l’immaginario del bambino. In senso più generale, in assenza di obiettivi obbligati, è lui che deve muovere le fila del processo narrativo. Anche gli altri giochi di libera costruzione sono evidentemente giochi creativi, ma la particolarità di avere tutti i moduli identici rende il kapla ancora più stimolante. Se vuoi fare una finestra, o una colonna, la sfida è che ti manca il pezzo specifico e devi trovare una soluzione.

Il kapla potenzia la concentrazione e la coordinazione. È un balsamo contro la fretta e aiuta il bambino a ritrovare piena corrispondenza tra il tempo interiore e quello esterno.

Il kapla funziona a qualsiasi età. Il legno è naturale e i pezzi sono di ottima fattura, atossici, privi di spigoli, e non si scheggiano, si possono anche rosicchiare! Un bambino molto piccolo inizierà a fare un lungo serpente, uno un po’ più grande di sicuro proverà la costruzione della torre più alta possibile. Crescendo si possono realizzare costruzioni molto più elaborate. Basta farsi un giro sul web per vederne di incredibili.

Il kapla si può fare da soli, ma è molto divertente anche in compagnia. Inutile ribadire quanto possa essere educativo riuscire a costruire qualcosa insieme a qualcuno.

Il kapla non è un gioco rumoroso. A differenza di molti altri giochi per bambini non ha bisogno dell’invito al fracasso per apparire attraente. Giocarci con un sottofondo musicale diviene perfino una pratica rilassante. Alla fine, il suono che fanno i pezzi di legno quando avviene il crollo della costruzione non è certamente un rumore. Tutto il contrario. Appare piuttosto come l’armonica e naturale conclusione del gioco.

Mia moglie dice che quello che ho scritto sembra un pezzo pubblicitario. Neanche ben collegato con la critica iniziale al consumismo. Che il kapla comunque non te lo tirano dietro, che una confezione da 200 pezzi costa tra 40 e 50 euro. A me sembrava invece che l’idea che ho del Natale e il gioco del kapla avessero una certa corrispondenza. Magari mi sbaglio.

p.s.
Il gioco del kapla è stato inventato da Tom van der Bruggen e prende il nome dalla contrazione dell’espressione olandese Kabouter Plankjes (tavolette degli gnomi).

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Informazioni su RP McMurphy

Chito e RP McMurphy vivono a Roma, ma qualcuno giura di averli visti più volte dalle parti di Maracaibo. Hanno un amore dichiarato verso tutti i sud del mondo e un’istintiva simpatia per chi vive ai margini.
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11 risposte a Ode al kapla

  1. Liza ha detto:

    I miei tre lo hanno ricevuto
    E tuttora ci giocano…😊

  2. nonnalaura ha detto:

    ahahah Flavio questa volta sono d’accordo con tua moglie, se non ti conoscessi direi che hai scritto questo pezzo a pagamento per kapla!

  3. renata ha detto:

    Quando ero piccola esistevano, prima dei Lego, dei colorati blocchetti di legno; erano di forme varie ma senza richiami espliciti a funzioni particolari sicché la mente e le mani lavoravano libere. Ma il Kapla mi sembra ancora meglio. Diciamo che è una pubblicità-progresso (educativo): questa volta non meriti rimbrotti.

  4. renata ha detto:

    Beh, un buon big chief premia l’intelligenza di coloro che giocano bene (con i Kapla, ma non solo)
    E poi, come sai, la mia natura polemica deve essere stimolata, punta sul vivo (a proposito, perché non rimuovi la foto della Fedeli che – forse per mancanza di fotogenia – rovina l’armonia delle tue pagine??? Stai aspettando un nuovo rovescio governativo di altrettando vigore democratico?)

  5. nonnalaura ha detto:

    Anche i problemi al Kapla ora! fantastico…

    • renata ha detto:

      Colgo, colgo, ma non posso controllare un certo disagio…e poi allora anche Poletti ci sarebbe stato a pennello, implicato più che mai in scuola-formazione-lavoro-riciclaggio captale umano, ecc. Ma non si stava scrivendo in tono TUSCENDIDALLE STELLE del Kapla? Com’è che finisce sempre che mi trascini in diatribe politiche???? Sarà che anche il Kapla è un nodo della catena dei nessi????

      • RP McMurphy ha detto:

        può essere, big chief, che nella semplicità del kapla si nascondano verità inaspettate.
        O magari il kapla non c’entra, e siamo semplicemente noi a essere annodati. Io con una gomena per l’ormeggio di un veliero pirata. Tu con una cinta di raso da kimono shaolin.

        Comunque ti confesso che trovo nell’inquietante bruttezza del nuovo ministro dell’Istruzione (quasi fosse un personaggio venuto fuori da una tela di George Grosz) qualcosa di profetico, come una premonizione per nulla accidentale.

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