Se i bambini litigano

litigareQualche giorno fa A, K e G si sono messi a litigare in cortile. Sono volate brutte parole. Il fatto di essere ormai una piccola comunità fa sì che ogni bambino conosca i punti deboli degli altri. Tutti e tre sapevano bene dove andare a colpire per ferirsi di più. Le parole dei bambini sanno tagliare come quelle dei grandi. Allora siamo tornati in classe. A ragionare su quello che era successo.

La mattinata fino a quel momento era stata per tutti piacevole, poi è sembrata guastarsi per colpa di quello screzio. L’inverno ci aveva concesso una giornata inaspettatamente serena. L’avevamo sprecata? Io dico di no. Perché A, K e G ci hanno dato comunque l’opportunità per alcune importanti riflessioni. In classe ne abbiamo discusso a lungo.

Il dispiacere di vedere comportamenti sbagliati è il prezzo che un maestro ogni tanto deve pagare quando ha sposato una pedagogia che sceglie l’autonomia, la libertà e la ricerca di una piena consapevolezza di sé. Da quegli errori si rinasce ogni volta migliori. Si è fatta un’esperienza in più nella pratica di socialità che caratterizza il nostro stare insieme e, contemporaneamente, si è imparato qualcosa di se stessi.

Un maestro che invece decide preventivamente la direzione e la indica ai suoi bambini senza mai concedere loro la possibilità di scegliere una condotta, di sbagliare, di uscire fuori dallo schema prefissato, un maestro che non rimane a osservare (prima di intervenire), ma interviene raccomanda sollecita suggerisce in anticipo, sul quaderno come in cortile, limiterà al minimo le brutte sorprese, ma non aiuterà i bambini a crescere come identità definite all’interno di una comunità.

I bambini litigano. Non possiamo mica meravigliarci. Succede ai fidanzati, ai mariti e alle mogli, ai fratelli, ai genitori e ai figli, ai colleghi di lavoro, ai compagni di qualsiasi squadra. Litigare non significa che non ci si voglia bene. E non è il litigio, in quanto tale, a doverci scandalizzare. Quanto piuttosto la grammatica che utilizziamo quando discutiamo. Una discordia può servire, così come una sconfitta, e a me sembra che una classe elementare debba essere il luogo protetto dove poter fare anche questa esperienza. Che bella sarebbe la scuola se insegnasse a litigare. Se non altro poi dovrebbe insegnare anche a fare la pace.

p.s.
In copertina Linus e Lucy van Pelt, nati dalla magica matita di Charles M. Shulz

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Informazioni su RP McMurphy

Chito e RP McMurphy vivono a Roma, ma qualcuno giura di averli visti più volte dalle parti di Maracaibo. Hanno un amore dichiarato verso tutti i sud del mondo e un’istintiva simpatia per chi vive ai margini.
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3 risposte a Se i bambini litigano

  1. nonnalaura ha detto:

    Insegnare a litigare….un bel progetto! Giusto lasciare i bambini di farlo ma, secondo me, ci sono dei limiti che non andrebbero mai valicati. Hai scritto bene: “Tutti e tre sapevano bene dove andare a colpire per ferirsi di più”, ecco questo dovrebbe essere assolutament vietato, perchè le liti si superano, le scazzottate passano, ma le ferite del cuore rimangono a vita e si pagano per tutta la vita. La lite deve essere circoscritta all’argomento, allargarla con le offese laterali è disonesto oltre che inutile. E’ così facile capire il punto debole dell’altro ma è vile usarlo a sproposito. Brunetta è un imbecille ma chiamarlo nano fa passare dalla parte del torto e dimostra di non avere argomenti sufficienti per attaccarlo sulle sue malsane farneticazioni!

  2. renata ha detto:

    Come sai amo il conflitto. Il conflitto, non negato e ben condotto, evita gli uragani, sia il loro terribile occhio statico, sia i loro bordi turbolenti.
    E a proposito di “stasis”, in realtà all’origine essa era la guerra civile, interna che, in qualche modo, conteneva le guerre guerreggiate e manteneva la polis. Ma di questo argomento ben te ne potrebbe parlare la prof APFR (acronimo simpatico, non invalsiano!).
    Forse piacerebbe ai bambini trattare questa strana faccenda linguistico-politica con te. Tutti abbiamo bisogno di uscire dagli inganni della tolleranza e della maggioranza dei più forti (anche la democrazia è ormai questo…). Sono proprio le parole ben spese (che non significa non acuminate) che ci salvano dall’ucciderci fra compagni e fratelli.

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