I bambini vincono una sfida

Generalmente a un maestro non è dato di poter vedere i frutti del proprio lavoro. La sua attività costruisce nel futuro. Ma può succedere che i bambini ti facciano la sorpresa di un regalo che non aspetti. È successo oggi. Fuori scuola. Se andiamo lì è perché in quello spazio valgono le nostre regole e non quelle del Gran Consiglio. Ci si può arrampicare, rotolare, calpestare la terra e giocare sul prato.

Un gruppo misto di bambini e bambine della mia classe inizia a giocare a pallone. Poi accade che le grida e la loro spensieratezza incuriosiscono una comitiva di ragazzi delle medie, che si avvicinano con atteggiamenti da adulti consumati, ostentando un eloquio forzatamente volgare a dimostrazione dell’inquietudine di quell’età strana, nella quale non ci si sente più bambini, ma ancora non si sa bene cosa si stia diventando.

Seduto sulla panchina osservo l’evolversi di quelle schermaglie, pronto a intervenire per riequilibrare la disparità delle forze in campo. Due fasi della crescita sono a confronto e la notevole superiorità fisica dei ragazzi delle medie è evidente.

A un certo punto il fronteggiarsi naturale dei due gruppi si trasforma in qualcosa di inatteso. Una sfida calcistica. E io inizio a preoccuparmi. Ho il timore che qualcuno dei bambini della mia classe, soprattutto qualche bambina, possa avere la peggio in un contrasto di gioco per l’irruenza e l’istintiva prepotenza dei ragazzi più grandi. Non faccio in tempo a prendere la decisione di interrompere quella partita. In poco tempo i piccoli sono già sei a zero. I grandi sono annichiliti, impossibilitati a far valere la loro prestanza per la velocità e l’organizzazione delle mie piccole furie. A dover essere messi in salvo sono proprio i ragazzi delle medie che, vista la mala parata, decidono di abbandonare il campo. I bambini esultano e si abbracciano come dopo la vittoria in un campionato del mondo.

A. viene da me tutta trionfante. Sai perché abbiamo vinto, maestro, mi dice. Perché siamo una squadra, loro invece non si passavano la palla. La guardo e quasi mi commuovo. I bambini oggi hanno vinto una sfida. In realtà, credo, molto di più.

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Informazioni su RP McMurphy

Chito e RP McMurphy vivono a Roma, ma qualcuno giura di averli visti più volte dalle parti di Maracaibo. Hanno un amore dichiarato verso tutti i sud del mondo e un’istintiva simpatia per chi vive ai margini.
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6 risposte a I bambini vincono una sfida

  1. nonnalaura ha detto:

    Mentre scrivevi tifavo con tutta me stessa con i piccoli, ero emozionata finchè non ho letto la conclusione! Potere della tua scrittura Maestro Flavio ma soprattutto del tuo lavoro. Confermo quanto dici, sento Giulio parlare della sua classe e non c’è mai una parola cattiva, uno sgarbo o incomprensione. Sono veramente tutti per uno, hai fatto un lavoro eccellente. Grazie da una nonna….

    • RP McMurphy ha detto:

      Grazie nonnalaura, ma non è tutto merito dei maestri. Ogni classe è qualcosa che vive e cresce indipendentemente dall’unicità dei suoi singoli e trova la sua natura nella commistione casuale delle sue diverse unità. Qualsiasi docente potrebbe confermarlo. Si può fare anche lo stesso lavoro, ma ogni volta il risultato è diverso. Il nostro lavoro sta forse nel riuscire a riconoscere e tirare fuori ciò che potenzialmente già c’è.

  2. renata ha detto:

    Passarsi la palla, giocare il conflitto come nella Haka MaorI: Maestro, al di la delle differenze che sottolinei c’è , quel che un tempo si chiamava, “lo stile docente” .

  3. andreana ha detto:

    Ecco cosa deve fare la scuola: insegnare a crescere! Una bella partita, una bella lezione per tutti. Soprattutto per i grandi.

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